Bologna, il Consiglio Comunale approva all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki

12.01.2021 - Redazione Bologna

Bologna, il Consiglio Comunale approva all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki
(Foto di Giorgio Bianchi per Comune di Bologna)

Il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato all’unanimità nella seduta di lunedì 11 gennaio 2021 il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

Il Sindaco di Bologna Virginio Merola è intervenuto nel corso del dibattito. Di seguito il suo intervento:

“Con questa delibera che siamo chiamati a votare oggi il Consiglio Comunale sigillerà un sentimento che in tanti sentiamo da tempo: Patrick Zaki, studente iscritto a un master dell’Università di Bologna, è un nostro concittadino.

Questa vicinanza a Patrick, che riteniamo detenuto ingiustamente da ormai un anno, ci fa dire che anche attraverso questa cittadinanza onoraria noi chiediamo che venga liberato e possa affrontare il suo giudizio nei termini del rispetto dei diritti umani. Riteniamo la sua condizione di detenzione preventiva incompatibile con il rispetto dei diritti umani. Sappiamo che questo ragazzo soffre d’asma e che la pandemia è entrata anche nelle carceri egiziane e abbiamo letto con preoccupazione che si sente molto provato psicologicamente da questa prigionia.

Il rispetto dei diritti umani non può essere soggetto a confini nazionali: lo dico per chiarirmi subito con chi ritiene che questa sia un’ingerenza nella politica di un altro stato.

Non crediamo di ingerire. Sappiamo che la diplomazia è fatta di un lavoro paziente e sotto traccia, ma vogliamo continuare a dare voce a questa richiesta: Patrick Zaki deve essere liberato e tornare ai suoi studi a Bologna.

Nei mesi questo sentimento è cresciuto e non solo nella nostra città; la vicenda di Patrick è diventata nazionale e tantissimi cittadini chiedono la sua liberazione. Da Bologna siamo felici che questa richiesta accomuni tutta l’Italia, che tanti Comuni siano mobilitati, che si stiano realizzando tante iniziative. Lo riteniamo un risultato dell’iniziativa che assieme all’Università, al Rettore e ai compagni di Zaki e ad Amnesty International abbiamo intrapreso da subito. L’immagine di quel corteo così partecipato dello scorso 17 febbraio ci sembra lontanissima, perché da lì a poco la pandemia ha trasformato la nostra vita, ma la pandemia stessa ha dimostrato che non ci sono confini e che siamo tutti legati dalla stessa umanità.

Per questo mi congratulo con chi ha presentato questo ordine del giorno che ha portato a questa delibera, con tutte le consigliere e con tutti i consiglieri perché questo voto in Consiglio comunale ci permette di insistere nel chiedere libertà per Patrick”.
La delibera è stata illustrata dal vicepresidente del Consiglio comunale Marco Piazza. Di seguito il suo intervento:

“Con questa delibera oggi conferiamo la cittadinanza onoraria a Patrick George Zaki, ricercatore, studente al Master in Studi di Genere e delle Donne (Gemma) dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Questa non è una delibera storica, ma la definirei una delibera “della storia” di Bologna. Perché conferma e ribadisce che nella sua storia Bologna difende la libertà e la considera uno dei primi valori in tutte le sue espressioni.

Già nel 1256 Bologna prima nel mondo liberò tutte le persone che allora erano costrette a lavorare senza possibilità di scelta. E il Comune si accollò l’onere economico di questa scelta.

“Libertà” è la parola scritta sul nostro gonfalone e sul nostro stemma. C’è solo quella parola. Non ce ne sono altre. Ci sono poi le tre medaglie della città tra cui quella al Valor militare per la lotta partigiana, ancora una volta per la libertà.
Amore e rispetto della libertà sono la storia di Bologna. Libertà in tutte le sue espressioni, anche quella di poter esprimere la propria opinione.
Quando scriviamo e pubblichiamo un articolo su un blog, o facciamo un post su Facebook, o un tweet, pensiamo a Patrick e a quello che sta pagando per alcuni presunti post sui social.

Quando leggiamo un giornale, un’agenzia stampa, ascoltiamo un radio giornale o qualunque cosa che riporti un’opinione, pensiamo a Patrick George Zaki, perché ci sta ricordando che tutto questo non è scontato, anche se siamo abituati a farlo ogni giorno. Patrick per questo sta pagando un prezzo altissimo, ci sta dicendo che la possibilità esprimere la nostra opinione liberamente senza subire gravi conseguenze è tutt’altro che scontata. È invece un valore, una possibilità preziosa, da difendere. Dovrebbero tenerlo ben presente anche quelli che abusano della possibilità di esprimersi, usandola strumentalmente per diffondere odio o notizie false, svilendo tutto il sistema della libertà e mettendolo a rischio.

È ancora una delibera della storia di Bologna perché Bologna non abbandona nessun suo concittadino. Non importa se sia nato qui o abbia scelto di vivere qui perché in sintonia con lo spirito della città.

Patrick George Zaki ha scelto Bologna per studiare. Ha scelto la nostra città e la nostra università per il suo progetto di vita; non deve essere stata una scelta semplice, perché l’Egitto non è dietro l’angolo e lui l’ha scelta anche a costo di sacrifici. Bologna non lo abbandona, non abbandona chi come lui sta soffrendo per il primo valore della nostra città come la libertà.

Non è soltanto questa delibera a dire che non abbandoniamo un concittadino e che Bologna si mobilita per la sua libertà, ma è la città che l’ha espresso fin da quando Patrick, nella notte tra il 6 e 7 febbraio 2020 è entrato in detenzione nel carcere egiziano di Tora accusato di diffondere notizie pericolose, false e destabilizzanti attraverso i social, accuse contestate dai suoi avvocati. Attività lecite secondo il diritto internazionale e che in Egitto hanno raggiunto come accuse in questi anni centinaia di attivisti, ricercatori, avvocati, esponenti di organizzazioni per i diritti umani come Zaki, che si è speso per l’affermazione dei diritti delle minoranze, dalla comunità Lgbtq, fino alle comunità cristiane cacciate dal nord del Sinai a causa dell’avanzata dello Stato islamico.

Patrick George Zaki rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook nemmeno intestato a lui. La sua difesa considera falsa questa ipotesi, ma nonostante questo lui rimane in carcere con pesanti accuse.

Bologna, dicevo, si è subito mobilitata. Già il 10 febbraio 2020 in Consiglio Comunale abbiamo approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiedeva chiarimenti – le prime firme erano dei consiglieri Campaniello e Martelloni – sul perché un nostro concittadino e un nostro studente fosse in stato di fermo e ne chiedeva la liberazione mettendo in campo azioni per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Dopo una settimana, il 17 febbraio 2020, la città di Bologna, tramite il Sindaco e il Rettore, ha immediatamente chiesto la liberazione dello studente, organizzando anche un corteo cittadino partecipatissimo, emozionante, che ha attraversato le vie del centro. Persone molto diverse erano lì, tutti eravamo in quel corteo ed è stato un momento di identità cittadina, perché ci ha fatto respirare cosa vuole dire essere bolognesi e vivere a Bologna.

Ancora, il 5 marzo lo striscione Libertà per Patrick Zaki è stato esposto prima in piazza Maggiore e poi alle Due Torri.

Il 6 luglio il Consiglio Comunale ha approvato la proposta di attribuzione della cittadinanza onoraria a Patrick George Zaki; l’ordine del giorno era stato presentato dalla consigliera Simona Lembi. Non posso citare i tantissimi interventi d’inizio seduta e le tante iniziative in città. Cito solo l’iniziativa di sabato 26 settembre, quando nel rispetto delle misure di contenimento del coronavirus, a partire dalle 9.30 in Piazza Rossini prese il via una Maratona artistica dedicata a Patrick Zaki.

Questa delibera è un passo, non è il primo e non sarà neanche l’ultimo, perché purtroppo la strada sarà molto lunga, ma ci siamo. Bologna non smetterà di fare qualunque cosa per mandare a Patrick un messaggio chiaro: un abbraccio, prima di tutto, e la forza e l’energia per continuare a sopportare questo periodo difficilissimo. Sappiamo dalle ultime sue parole che ci sono arrivate a dicembre, quando la famiglia ha potuto avere un colloquio con lui dopo molti mesi di distacco e di silenzio, che Patrick è sfiduciato, è triste, demoralizzato, vive in condizioni difficilissime dormendo per terra, in un carcere dove il covid ha mietuto vittime.

Le sue parole sono molto toccanti e se potessi gli direi: non stai perdendo il tuo tempo, stai dando una testimonianza grandissima del valore della libertà, di quello che noi possiamo fare ogni giorno, quando ci esprimiamo, quando diciamo la nostra opinione. Spero che questo messaggio che ancora una volta il Consiglio Comunale oggi manda a Patrick gli arrivi e gli dia quell’energia di cui ha tantissimo bisogno, perché vogliamo che riesca a passare questo brutto periodo e che torni nella sua città, che lo accoglierà con il grande abbraccio che si merita”.

Il Comune di Bologna aderisce alla campagna Free Patrick Zaki, prisoner of conscience, edizione speciale del concorso internazionale di comunicazione sociale “Poster For Tomorrow”.

Categorie: Africa, Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa
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